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La Città Del Sole

l'opera più famosa di Tommaso Campanella

Tommaso Campanella

La città del sole

EDIZIONE: Newton Compton Editori – 1995

COLLANA: Tascabili Economici Newton

Prima Edizione: 1602
Pagine: 92

 

Sorge nell’alta campagna un colle, sopra il quale sta la maggior parte della città; ma arrivano i suoi giri molto spazio fuor delle radici del monte […] dentro vi sono tutte l’arti, e l’inventori loro, e li diversi modi, come s’usano in diverse regioni del mondo.”

Il libro è presentato come un dialogo tra “un Gran Maestro dell’Ordine Ospedaliero e un Capitano genovese” (cioè tra un cavaliere dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme e un nocchiero di Cristoforo Colombo). Ispirato alla Repubblica di Platone e alla descrizione di Atlantide nel Timeo, descrive una società teocratica in cui beni, donne e bambini sono tenuti in comune. Assomiglia anche alla città di Adocentyn nel Picatrix, un grimorio arabo di magia astrologica. Nella parte finale dell’opera, Campanella profetizza – nel linguaggio velato dell’astrologia – che i re spagnoli, in alleanza con il Papa, sono destinati a essere gli strumenti di un Piano divino: la vittoria finale della Vera Fede e la sua diffusione nel mondo intero. Mentre si potrebbe sostenere che Campanella stava semplicemente pensando alla conquista del Nuovo Mondo, sembra che questa profezia debba essere interpretata alla luce di un’opera scritta poco prima di La città del sole, La monarchia in Spagna, in cui Campanella espone la sua visione di un mondo unificato e pacifico governato da una monarchia teocratica.

La città del sole è una delle più celebri utopie di tutti i tempi e certamente l’opera più famosa di Tommaso Campanella, che la scrisse nel carcere di Napoli, dove fu rinchiuso dal 1599 al 1626. Questo dialogo delinea l’immagine di una società perfetta, che sembra trarre la propria ispirazione da una sapiente unione di scienza e magia. Le pagine più note e più citate dell’opera rimangono quelle dedicate al tema del comunismo dei beni e delle donne.

La prima redazione fu scritta nel 1602 in volgare fiorentino, adottando lo stile dialogico proprio della tradizione esoterica platonica; il testo fu poi tradotto in lingua latina e pubblicato nella celebre edizione originale del 1623 a Francoforte, col titolo Civitas Solis. Idea reipublicae philosophicae. L’edizione che Il Tuo Libraio vi presenta, quella di Newton Compton del 1995, offre entrambi i testi.

 

Puoi trovare questa e altre edizioni del libro anche su:

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