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Il Casellante

un bellissimo libro di narrativa e mitologia

Andrea Camilleri

Il casellante

EDIZIONE: SELLERIO – 2008

COLLANA: LA MEMORIA – 2008

Prima Edizione: Sellerio – 2008
Pagine: 143

 

A Vigàta accadono fatti da far girare le sante cose, i cosiddetti cabasisi, nell’anno 1942. Non ci sono dèi, ma regolarità abitudinarie. Treni che vanno e vengono. Concertini domenicali. Rispetti e convenevoli. prodigi d’ingegno anche, di brava gente e di uomni d’onore.

La mostruosità è dentro, negli interstizi della feriale convivenza. Cospira. E quando esplode, feroce e distruttiva, è la provvidenza del dolore a intervenire. Con il ritorno alle antiche metamorfosi. Con la pietrificazione. O con la regressione vegetale, che è tentativo disperato di riaccedere al ciclo vitale della natura.

Camilleri è il cronista, il favolista e il mitografo della comunità vigatese. racconta di Minica e di suo marito, il casellante Nino Zarcuto. Della loro modesta vita nella solitaria casetta gialla, accanto a un pozzo e a un ulivo saraceno. Vogliono la grazia di un figlio, i due casellanti. Si prodigano. Ma la violenza è un gorgo voraginosoo, che inghiotte i due coniugi. Il dolore è atroce, straziante. Pietrifica.

Minica ha per occhi due laghi traboccanti. Vuole essere madre tuttavia. È ostinata. Una fantasticheria vegetalele fa credere di poter diventare albero. Di mettere radici e di dar frutti, dopo essere stata innestata. Il marito l’asseconda, amoroso e sollecito. Il figlio arriva infine, come arrivano i miracoli: donato dagli scrolloni della morte e della guerra.

 

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